Viaggio in stop, meta Amsterdam

   Mercoledì 6-8-69 – Ultimi preparativi poi viaaa, in auto con i genitori di Alessio, fino a Chiasso. Prime difficoltà di autostop, dei vigili rompiballe, che ci impongono di spostarci, troppo defilati, infine alle 18.30 primo passaggio fino imbocco autostrada per la Svizzera, poi iniziato a piovere. Per fortuna c’è una galleria sotto cui ci ripariamo, poi passaggio fino a Lugano, da parte di Alfredo, sorta d’intellettuale di sinistra, con crisi di coscienza di tipo libertario, e incline all’autocritica, pur di non essere tagliato fuori da ambiente rivoluzionario. E’ professore liceale e pare svolga buon lavoro nella scuola, ci ha fatto dormire in casa sua, dove c’è stata una specie di festa-happening, con maschi e femmine a cercare di accoppiarsi, con imbarazzi e difficoltà. Ma allora anche qui nella civilissima Svizzera ci sono gli stessi problemi che da noi?!

   Giovedì 7-8- Giornata pazzesca, rogna della madonna, ci siamo alzati alle 8.30 e per le 9.30 già facevamo lo stop. Dopo due ore tizio con Mg spider tipo anni trenta (tutto vestito di bianco anche scarpe e berrettino) ci ha portati fino a Cadenazzo, bivio fra Locarno e strada per Bellinzona, qui abbiamo aspettato dalle 12 fino alle 17, poi ci siamo spostati più avanti, alla confluenza con la strada proveniente da Locarno e finalmente alle 18.30 un italiano che lavora in Svizzera ci ha caricati e portati fino a Bellinzona.

Mangiato qualcosa e tentato ancora stop fino alle 21, poi abbiamo trovato chiosco abbandonato semidemolito e ci siamo sistemati per la notte. Durante la giornata incontrato più di 10 autostoppisti. In pratica un’intera giornata per coprire 30 km! Una cosa da mangiarsi il fegato, qui sono molto stronzi e molto malfidenti. Ne abbiamo già piene le balle di questa Svizzera moralista e pseudo civile. La notte è stata un po’ un disastro, sia per i rumori della strada, continuo passaggio di auto, improvvise accelerate o scalate di marcia, e poi qualcuno che si fermava a riposare e in qualche caso, notandoci, commentava ad alta voce, o con schiamazzi la nostra presenza.

A fatica sono riuscito a dormire, a varie riprese, e mi sono abbastanza riposato, mentre Alessio invece non ha dormito per niente ed è abbastanza sconvolto, adesso siamo tutti e due affamati ma nei pressi non ci sono negozi.

   Venerdì 8-8- Affamati e incazzati, abbiamo incominciato verso le 7.30, dopo un’ora eravamo già con l’umore sotto le scarpe, profondamente delusi ed abbattuti. Poi Alessio è andato a vedere per comperare qualcosa e io miracolosamente ho trovato il passaggio. Un giovane di Bellinzona, simpatico e di poche pretese mi ha caricato e poi siamo andati avanti piano per prendere Alessio, quando l’ho chiamato, pieno di pacchetti, ha alzato la testa e ha fatto una faccia buffissima. Va bè siamo arrivati fino ai piedi del San Gottardo, e qui dalle 10.30 abbiamo ripreso il nostro penoso ammiccare, alle 13 eravamo ancora a terra, tanto che ormai si era deciso di prendere il treno fino a Lucerna, poi fra l’incazzatura e uno stato di stanchezza e di semisonno (avevamo preso una pastiglia di anfetamina e ancora non aveva fatto niente) mi venne la grande idea.

Non senza le difficoltà da parte mia di convincere Alessio, siamo andati fino al punto dove le macchine s’imbarcavano sul treno, per il traforo, e dopo qualche infruttuoso tentativo mi sono avvicinato a un’auto in attesa e ho chiesto direttamente un passaggio. Erano svizzeri che tornavano a Basilea da Venezia. Ci hanno portato fin lì, è stata finalmente una cosa meravigliosa dopo tanta sfiga, e io dentro di me gongolavo: era la seconda volta che lo lasciavo di stucco, il buon esperto Alessio!

Arrivati a Basel siamo andati all’Ostello della gioventù, per me è la prima volta, e la cosa è veramente deludente e deprimente. Sembra di essere in caserma, orari precisi, acqua razionata, moduli vari, divieti e cosa più assurda bisogna togliersi le scarpe…per non rovinare i pavimenti di linoleum! Assurdo, chiudono alle 22, per fare la doccia si paga, si dorme ognuno col proprio sacco a pelo, e forse domattina ci sarà la sveglia.

In compenso, proprio due minuti fa il pirla rinsecchito, che dà gli ordini, è entrato e spegnendo la luce deve aver detto qualchecosa come buona notte, quindi il peggio deve ancora arrivare.

Sabato 9-8- Ci siamo alzati (senza sveglia) verso le 7,30, balle varie all’ostello poi tram, comperato qualcosa, le ultime sigarette a 180 lire, e dopo una marcia della madonna (la mia valigia è scomoda e pesa sempre di più) siamo arrivati alla dogana tedesca, tentativo molto breve di fare l’autostop, poi ci hanno sbattuti via, allora abbiamo attraversato e iniziato a farlo in territorio tedesco, all’inizio della strada che porta all’autobahn.

Abbiamo fatto i nostri cartelli, io ho scritto Frankfurt, Alessio addirittura Amsterdam, vediamo come andrà, vari autostoppisti ci sono passati davanti, e si sono dileguati nella nebbia! Alle 9.30 iniziavamo e alle 10.40 (per la terza volta) io trovavo il passaggio.

Già cominciavo a pensare che fosse la solita merda, e ci dilettavamo in considerazioni del tipo: Tutto sto dire che l’Italia è un disastro, mentre sarebbe una meraviglia l’estero in genere, la Germania in particolare, è proprio una balla.

Alessio a un certo punto è andato a comperare del latte e a vedere dove erano finiti gli altri autostoppisti, dopo un poco un’auto pare voglia fermarsi ma va oltre, io rimango al mio posto, poi incredibile! Fa marcia indietro, mi si ferma accanto e parlando in tedesco mi dicono qualcosa che non capisco, poi in stentato francese riesco ad afferrare che mi possono portare fino a Friburg, non è molto ma va già bene, ora si tratta di raccogliere il solito Alessio per strada, ma per fortuna arriva di corsa.

Via si va, sono molto simpatici, per lo più parlano tra di loro, lei è un figone meraviglioso! Una volta scaricati all’altezza di Friburgo, ma sempre sulla autobahn, ci prendono le crisi profonde, che cavolo facciamo lì in mezzo a quelle auto sfreccianti, e per di più con un sole infuocato?

Per il momento ci mettiamo a mangiucchiare, poi ci spostiamo verso l’autostrada che interessa a noi, (qui sono tutte autostrade!) incontriamo un autostoppista inglese che ci mette in guardia sul pericolo della polizia, e ci dice che è tre ore che aspetta (lì sul raccordo, nella corsia che s’immette, passa un’auto ogni 2 minuti) noi comunque, soprattutto io, smitizziamo la faccenda e andiamo fiduciosi sull’autostrada.

Pensavo che essendo stranieri, e in aggiunta al fatto che non esistono cartelli di divieto, saremmo riusciti a farla franca, la prima volta. Così ci mettiamo armati di buona volontà, ma fa un caldo pazzesco, mi copro alla meno peggio il capo con i calzoncini corti, ma presto comincio a sentire sintomi tremendi di sonnolenza, quindi totale abbattimento con le auto che passano sparate, poi arriva la pula (più o meno intravvista) e ci fa il culo. Documenti, le solite menate, e poi si parla di multa. non si capisce un cazzo di quello che dicono, o meglio non ci capiamo, ma loro son due fighetti, e non c’è niente da fare, anche perché Alessio in questi casi diventa una mammoletta, pare squagliarsi, e quindi lui che parla inglese non ci pensa di fare casino, contestare e tirare per le lunghe.

10 marchi di multa, e ci spostiamo, con tutto il nostro bagaglio verso il fondo della corsia d’immissione, si riprende, io sono uno straccio, prendo un Desoxyn, (in certi casi le anfetamine sono permesse) e continua il mio compagno a fare l’autostop. Poi mentre sempre più sfiduciato e poco speranzoso, mi riposo all’ombra di un albero, mi sento chiamare, sono due francesi che ci porterebbero per una trentina di chilometri.

È sempre meglio che niente, saliamo, poi riusciamo a spiegare la nostra situazione, allora ci lasciano a un ristorante all’altezza di Lahr, ci sono molte auto parcheggiate, sono le 15 e incominciamo la nostra ricerca. Alessio fa l’autostop tradizionalmente all’uscita del parcheggio, io giro fra le auto in sosta, chiedendo un passaggio, a brutto muso, grossa impresa perché è difficile spiegarsi, poi ci prova anche lui e andiamo avanti così, alternandoci, fino alle 16, quando io mentre più o meno sto vaneggiando faccio senza volerlo un cenno verso un auto che sta passando, e questa inaspettatamente si ferma, è una persona sola, ma con molto carico e ci sarebbe posto per solo uno e fino a Frankfurt o poco dopo.

Chiamo Alessio, breve conciliabolo, io sono molto indeciso, preferirei non separarci, ma lui comincia a dire che sono un grosso pirla, che quelle cose lo fanno incazzare, e allora piuttosto che trovarmelo dietro tutto rabbioso, decido e vado. Così alle 18 dopo tre giorni di casini vari, ognuno tenta da solo, a me va bene, arrivo fino a Linburg, dopo Francoforte. E’ una cittadina o meglio un paesotto, nel centro della Germania, ma già sulla dirittura per l’Olanda, piuttosto interessante, molto all’antica, con piccole viuzze in mezzo a case pittoresche, dalle finestre con grandi stipiti di legno rosso e porte incorniciate di bianco.

Devo cercare l’ostello che dopo varie indicazioni capisco si trovi in periferia, addirittura vicino all’autostrada, e qui grande camminata con la borsa che legata ad una spalla mi da un gran fastidio. Finalmente in cima a una collina, con una stradina che attraversa un bosco fitto trovo l’ostello.

Fuori e dentro, ovunque vedo solo bambini o ragazzini, quindi stento a raccapezzarmi, all’ufficio poi sono molto villani e sbrigativi e non riesco a capire un cazzo di ciò che dicono, comunque vado al piano di sotto e deposito la borsa e il sacco in una stanza con tanti armadietti, e adiacenti vedo dei bagni. La cosa più strana è che alle pareti d’immacolate piastrelle noto appesi degli inconfondibili indumenti intimi femminili, e mi chiedo se i bagni non siano per caso in comune, promiscui.

Quando risalgo senza incontrare alcun giovane, sembra ci siano solo ragazzini, che a frotte sbucano da ogni dove, chiedo per la doccia, allora mi danno un gettone, costo 10 cent, mi chiedo se due o tre saranno sufficienti, perché so come la pensano da queste parti. Scovo infine le docce, nel piano sotto, con la macchinetta diabolica mangia gettoni, che inghiotte il primo e riesco a insaponarmi la testa e iniziare a sciacquarmela ma l’acqua finisce, allora metto il secondo e riesco a finire lo shampoo, e iniziare ad insaponarmi il corpo, e l’acqua finisce di nuovo, per fortuna, penso, che ho il terzo gettone, ma merda secca, la macchinetta me lo sputa e non c’è verso di farglielo accettare, così incazzato come una bestia, insaponato, e tremando per il freddo, esco dalla doccia e coprendomi alla bell’e meglio con l’asciugamano, vado nella stanza dei lavabi e qui mi risciacquo, tenendo sempre d’occhio la porta.

La parte più buffa succede poi, quando ormai vestito, mi sto allacciando le scarpe, entra una ragazzona che comincia a guardarmi con aria un poco turbata, e poi cerca di spiegarmi, con un mezzo sorriso, qualcosa che non capisco, finché afferro che quella dove mi trovo è l’ala delle donne, e quella degli uomini è dall’altra parte della scala. Esco ghignando all’idea se la biondona fosse entrata qualche minuto prima, ah ah.

La sensazione più forte è comunque quella del pesce sperduto, fuor d’acqua, ovunque intorno gente straniera, che parla una lingua incomprensibile e che non fa alcun sforzo per rendermela più comprensibile.

Nella camerata, grande, ho a disposizione ben 22 letti, poi durante la notte due verranno occupati, al mattino è un po’ meglio, faccio colazione con altri e c’è uno che parla francese.

Domenica 10-8- Giornata incasinatissima, e direi abbastanza disastrosa, incominciata bene, alle 8 mi sono mosso dall’ostello dopo aver fatto colazione e pagato in totale 2,50 marchi, uno del Marocco e altri ragazzi mi hanno dato circa un marco, che mi mancava, non avevo altri soldi, dovendoli ancora cambiare. A piedi mi son portato all’entrata dell’autostrada e dopo circa 3 minuti si ferma un giovane in Volkswagen che assomigliava maledettamente a quell’attore che nel film Jules e Jim interpreta il primo. Mi ha portato fino all’uscita per Koln, e per la prima volta, (ma era già capitato con Alessio), mi sono trovato impelagato sull’autobahn, senza sapere se andare avanti o indietro.

Ho cominciato a fare l’autostop su una corsia di entrata, si è fermata quasi subito una coppia, mi avrebbero portato a Wuppertal, ma controllando sulla cartina che era un po’ spostato circa la direzione per l’Olanda ho rifiutato, e in seguito me ne sarei pentito amaramente. Una grande verità da autostoppista: sulla strada ogni passaggio rifiutato è un pezzo di strada in più perso.

Poi si sono fermati in due, ma andavano a Bonn, per cui ho capito che
ero sulla corsia con direzione opposta alla mia, così mi sono spostato, sempre con il peso della borsa sulle spalle, anche se avevo trovato il modo di legarla sulla schiena con una cinghia elastica, era sì più sopportabile come peso ma era doloroso perché mi segava le spalle.

A un certo punto è arrivata la polizia e mi ha fatto sloggiare, sostenendo che anche lì era pur sempre autostrada. Allora, piene le balle, ho raggiunto a piedi la strada nazionale per Koln e dopo circa mezz’ora mi ha tirato su un marinaio che era stato anche in Italia, per un momento avevo capito che l’indomani sarebbe andato ad Amsterdam e allora ho gioito come un pazzo, ma poi ci siamo spiegati meglio ed è saltato fuori che era stato ad Amsterdam la settimana passata.

Grande doccia fredda. A Colonia ho dovuto farmi un sacco di strada per raggiungere la stazione, a metà di quel tragitto mi ha rivolto la parola un tizio che sedeva su una panchina sul lungo Reno, sui 55 un po’ grasso con due denti d’oro bene in mostra, mi ha invitato a fermarmi e quando ho detto che volevo andare a mangiare mi ha offerto due panini con burro e marmellata. Ha tirato fuori la faccenda della guerra e dei paesi italiani che aveva visitato in quel periodo, poi l’ha menata sulla grande capacità del popolo tedesco di riprendersi incensando la loro buona volontà e voglia di lavorare. A un certo punto si è messo a dire che in Italia e Francia ci sono troppi comunisti, specie tra gli studenti. Io non ho fiatato, impossibile imbarcarsi in una discussione del genere, capendo due parole ogni tanto.

Fortunatamente non ho dovuto difendermi da un temuto tentativo gay, e finalmente sono arrivato alla stazione, molto cosmopolita, se ne vedono di tutti i colori e per tutti i gusti. Giù ai cessi c’era un vecchio che fingeva di pisciare e si spostava da un orinatoio all’altro, vicino ai vari giovani che arrivavano via via, e tentava di sbirciare, anche apertamente e insistentemente.

Ho cambiato duemila lire e ho mangiato due panini in un grill, poi è incominciato il calvario, nessuno a cui poter chiedere la direzione per Amsterdam, neppure un poliziotto o vigile, ho chiesto a due taxisti e mi han risposto che non esisteva bus per l’inizio dell’autostrada, maledetti stronzi opportunisti. Allora ho cercato di arrangiarmi e sono andato in una stazione di un tram-trenino e lì mi hanno indicato una direzione totalmente opposta. Avevo un dubbio ma non ho saputo fare niente altro. Lunghissimo soffertissimo pezzo di strada, in compenso ho mangiato lamponi più o meno maturi scovati lungo la strada, poi finalmente sono arrivato alla rotonda da dove si dipartono varie autostrade fra cui quella che interessa a me per Düsseldorf.

Qui ci sono molti autostoppisti, penso che andar bene mi muoverò tra due tre ore, non prima, calcolando anche il ritmo con cui vengono caricati quelli prima di me. C’è anche uno di Torino che si è fatto l’Inghilterra e ora se ne va in Belgio, legge una copia del Manifesto, “allora siamo compagni”, me la passa, così posso rinfrescarmi le idee con le notizie dal mondo: incredibile!

L’uomo, americano, è arrivato sulla Luna, ma un altro pure americano ha fatto una strage nella villa di un regista, ammazzando una famosa attrice. Uno che si dichiara Santone! Altra bella notizia: in Spagna il dittatore fascista Franco nomina suo successore un principe. Mah!

Ho ridato il giornale al suo proprietario e mi sono spostato un poco più avanti, e subito succede una cosa fantastica, un tizio giovane mi si avvicina e prima ancora di essere alla mia altezza mi chiede se vado a Düsseldorf, al che rispondo di sì ma senza capire, poi infine intuisco che mi ci vuole portare e mi indica una macchina della madonna, un cupè 2-3000. Lui, prima, mi dice, che va a prendersi un gelato, io saluto il torinese e carico la mia roba.

Ovviamente comincio a pensare che anche questo sia uno che mi voglia fare, quindi un sacco di congetture, a come mi farà la proposta, a come dovrei reagire io, cosa cazzo potrei dire per farmi capire e così via. Invece non succede nulla, se ne sta buono tranquillo al suo posto e a un certo punto mi da alcuni biglietti da visita su cui c’è scritto un nome, vari ghirigori e la scritta manager. Mi spiega che è un manager musicale, e dice di fargli pubblicità, di scrivergli se trovo qualcosa.

A un certo punto sulla strada vediamo due ragazze, ben vestite e senza bagagli, le carica tutte e due, son tedesche e son rimaste per strada a causa di un guasto dell’auto. Loro parlano, parlano fitto e io non capisco un’acca, è bestiale sentirsi così esclusi per colpa della diversità linguistica.

Per fortuna quella che siede al mio fianco, e che ogni tanto mi dà un’occhiata sorridendo, sa un po’ di francese e allora qualche parola riusciamo a scambiarla. Io le spiego che devo trovare un posticino tranquillo, prima di sera, magari in un parcheggio e lei dice si, si che me lo indicheranno loro, invece finisce che mi scaricano nella solita merdosa autobahn e con tutte quelle strade che vanno e vengono, sopraelevate, ogni volta non ci capisco un cazzo. Poi arriva la solita polizei, che mi fa sgomberare, questa volta è ancora più grigia, perché Düsseldorf è a 9 km e qui è tutto un’autostrada.

Niente, devo fare alla mia maniera, e camminando attraverso vari campi e sterpaglie arrivo a una strada nazionale e percorrendola entro infine in Neuss. Mi fermo a bere a una bancarella e chiedo la direzione per Amsterdam, si prodigano in molti tra cui una signora dal viso buono, e alla fine mi consigliano di prendere il tram fino a Düsseldorf e poi da lì l’autobahn. Così faccio, arrivo alla bahnhof della città e mi compro da mangiare, sono un fenomeno da baraccone a quanto pare, perché suscito gran interesse.

Sono circa le 21.30, sono stanchissimo, le spalle mi fanno male, anche volendo l’ostello è al completo, mi dicono all’ufficio informazioni della stazione, dove mi son procurato una mappa della città. Incomincio a cercare un posto per dormire, ma l’ambiente brulica di froci, che ti guardano con insistenza, uno mi segue e mi dice qualcosa che non capisco, non lo degno d’uno sguardo e tiro dritto. Altri km a piedi infine arrivo con la forza della disperazione in un parco, aspetto su una panchina cercando con gli occhi in giro, alla fine decido per un grosso cespuglio, dove mi c’infilo, apro il sacco e mi metto a dormire, non senza qualche apprensione, ma infine dormo filato fino alle 7.

Lunedì 11-8- La giornata è incominciata benissimo, svegliatomi verso le sette, ho arrotolato il mio sacco e mi sono messo in cammino, dovevo trovare la fermata del tram che mi porti all’inizio dell’autostrada. Ho chiesto ad un poliziotto dallo sguardo buono e dal sorriso mite, che mi ha anche indicato una banca dove poter cambiare, alla fine mi ha chiesto dove fossi diretto, e ha sorriso quando ho parlato di autostop, mi ha detto che l’ingresso dell’autostrada era a 6 km, io allora ho detto che avrei aspettato le 8 quando apre la banca per cambiare i soldi, che non ne avevo per il tram. Allora, da non credere, mi ha detto di aspettare e ha attraversato la strada avvicinandosi a un’auto in sosta, era un tizio che si apprestava a partire per Emmerich, il poliziotto buono (ce ne sono!) ha indicato me parlando al tizio alla guida.

Insomma a farla breve mi ha combinato il passaggio, poi mi spiegherà il signore che mi carica, che Arnold, il poliziotto aveva un figlio, pure lui dedito all’autostop. Bene, auto molto veloce e comoda, arrivati a Emmerich in un baleno, mi ha lasciato al solito sulla corsia di entrata dell’autobahn, ma questa volta lì era permesso fare l’autostop. Infatti già c’erano due tedeschi, coi quali ho fatto amicizia, abbiamo conversato amabilmente ma con difficoltà, stentatamente, poi ho diviso con loro il pane e formaggio che avevo comperato.

Anche loro erano diretti ad Amsterdam, ma dove eravamo passavano poche auto e ho cominciato ad avere seri dubbi sulla possibilità di trovare passaggi. Dopo un poco arriva un altro autostoppista che come uno stronzo si mette davanti a noi, prima di tutti in graduatoria, io che nel frattempo mi sono allontanato dai due tedeschi li vedo tornare indietro verso l’inizio della corsia d’entrata, superando così il nuovo venuto, poi ne arriva un altro che si mette dove c’erano quei due, sempre davanti a me, infine in alto dove si sono spostati i tedeschi vedo altra gente, allora incazzato vado anch’io verso l’alto superando tutti e avvicinandomi ai due tedeschi che stanno con una coppia, un ragazzo e una ragazza.

Ormai penso che data la situazione, passaggi molto rari e in terza posizione starò lì tutta la giornata, invece piano piano la piazza si libera, prima se ne vanno sul fondo verso l’autostrada i due tedeschi, uno dice che se ne andranno a piedi fino a una stazione di bus, a qualche km, che portano fino alla frontiera, lo seguono anche il ragazzo e la ragazza, così inaspettatamente divento padrone del campo, e tranquillamente, con più fiducia mi accingo al fatidico segnale col pollice.

Quasi subito si ferma un’auto, è una coppia che va fino ad Arnhem, dopo la frontiera, bene sono a posto. Passando vedo i due tedeschi che fanno grandi cenni, di disappunto? Mi faccio lasciare appena passata la frontiera in un ristorante con un gran parcheggio, cambio in soldi olandesi e nell’uscire dall’ufficio sento un tizio rivolgersi in italiano, con accento romanesco, a una donna, allora colgo l’occasione al balzo e mi avvicino chiedendo se per caso vanno ad Amsterdam, mi rispondono di sì e acconsentono anche a prendermi su. Ok, finalmente un po’ di culo dopo tanta rogna, durante il viaggio riesco anche a scambiare qualche frase compiuta, è la prima volta da che sono entrato in Germania.

Arriviamo nella capitale olandese verso le 12, il seguito in altre pagine.